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Corte Suprema di Cassazione: streaming pirata e contenuti criptati, anche il risparmio sull’abbonamento può integrare la ricettazione.

La fruizione abusiva di contenuti televisivi criptati può integrare il reato di ricettazione quando l’utente paga un soggetto non autorizzato per ottenere l’accesso illecito ai programmi.

È quanto emerge dalla sentenza n. 20689/2026 della Cassazione penale, che ha confermato la condanna di un imputato per il reato di ricettazione ai sensi dell’art. 648 c.p. Nel caso esaminato, l’utente aveva effettuato più pagamenti mensili a favore di un soggetto che gli consentiva di vedere programmi televisivi criptati senza autorizzazione delle emittenti titolari dei diritti.

La difesa aveva contestato, tra l’altro, l’assenza di una prova piena del reato presupposto e l’insussistenza di un profitto penalmente rilevante. La Cassazione ha però ribadito un principio consolidato: per configurare la ricettazione non è necessario che il reato presupposto sia stato accertato con una sentenza definitiva, né che ne siano individuati con precisione gli autori. È sufficiente che la provenienza delittuosa risulti da elementi logici e coerenti.

Nel caso concreto, la Corte ha ritenuto significativa la circostanza che il soggetto che forniva l’accesso ai contenuti non fosse autorizzato a commercializzare abbonamenti per conto delle emittenti. Da questo elemento è stata desunta l’esistenza di una condotta illecita a monte, riconducibile alla pirateria audiovisiva o comunque alla violazione dei diritti sui contenuti trasmessi.

Particolarmente rilevante è anche il passaggio sul profitto. Secondo la Cassazione, il vantaggio richiesto dal reato di ricettazione non deve necessariamente consistere in un guadagno diretto, ma può coincidere anche con un risparmio di spesa. Nel caso di specie, il profitto è stato individuato nella differenza tra quanto l’utente avrebbe dovuto pagare per un abbonamento legale e quanto invece aveva corrisposto al fornitore abusivo.

La decisione assume rilievo perché conferma l’applicazione della ricettazione anche a fenomeni di pirateria audiovisiva non legati alla circolazione di beni materiali, ma alla fruizione illecita di servizi e contenuti digitali: chi utilizza canali abusivi per accedere a contenuti protetti non si limita a violare le regole contrattuali o di mercato, ma può esporsi a responsabilità penale quando trae consapevolmente vantaggio da un sistema illecito.

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